“Hammershøi è semplicemente Hammershøi: un artista incasellabile. Ed è per questo che è stato a lungo dimenticato”.
Così spiega la parabola del pittore danese, Paolo Bolpagni, curatore della mostra “Hammershøi e i pittori del silenzio tra il Nord Europa e l’Italia” a Palazzo Roverella Rovigo fino al 29 giugno. In una conversazione con Micol Andreasi negli studi di Radio Kappa, Bolpagni traccia il ritratto di un artista uguale solo a sé stesso e per questo caduto nell’oblio, nonostante la fama e la gloria che ne avevano contraddistinto la vita.
“Non possiamo ascriverlo a nessuna corrente: ha forse qualche parentela con il simbolismo, ma non è simbolista- dice Bolpagni -. E’ dell’epoca delle avanguardie storiche, ma non fa parte delle avanguardie storiche. E’ del periodo di Munch, ma non ha nulla di Munch. E’ Hammershøi. Riprende lo spirito dei grandi pittori olandesi e fiamminghi del Seicento, guarda alla pittura della propria epoca e alla scuola de L’Aia, ma elabora un proprio linguaggio“.
L’esempio più lampante è il ritratto di spalle del quadro “Riposo” (1905), esposto al Musée D’Orsay: “Ci fa capire che Hammershøi è nemico di tutto ciò che è scontato, che è banale”.
Vilhelm Hammershøi a Palazzo Roverella
Già nel 2014 Palazzo Roverella a Rovigo aveva accolto una tela di Vilhelm Hammershøi accanto a opere di artisti celebri come Böcklin, Klimt e Munch nella mostra “L’ossessione nordica”. A distanza di dieci anni, quest’anno la città veneta accoglie la prima grande mostra italiana dedicata a questo straordinario pittore danese, conosciuto nel mondo come il “Pittore del Silenzio” e considerato il continuatore dell’opera di Jan Vermeer.
Vissuto a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del ventesimo secolo, Vilhelm Hammershøi viene dimenticato per decenni. Il suo nome riemerge solo nella seconda metà del Novecento, quando l’interesse per il simbolismo nordico e la pittura intimista riporta alla luce il suo straordinario talento. Oggi, finalmente, l’Italia gli dedica una mostra senza precedenti.
L’Arte di Hammershøi
Dal 1864 al 1916, Vilhelm Hammershøi ha dato vita a dipinti in cui la luce, l’intimità e il silenzio diventano protagonisti assoluti.
L’opera “Riposo”, parte della mostra di Palazzo Roverella, ne è un perfetto esempio. La tela ritrae un interno domestico borghese, probabilmente la stessa casa dell’artista a Copenaghen. Lo spazio è essenziale, geometrico, quasi spoglio, con pochi arredi tra cui un piccolo vaso bianco su un tavolino di legno. Al centro della scena, di spalle, una donna dai capelli raccolti: è Ida, la moglie di Hammershøi, sua musa e modella in numerose opere.
L’apparente semplicità della composizione richiama la pittura olandese del Seicento, in particolare le opere di Vermeer. Tuttavia, sebbene siano evidenti alcune analogie, ridurre Hammershøi a semplice erede di Vermeer sarebbe limitante. Nei suoi dipinti si percepisce una profondità emotiva unica, un silenzio abitato che spinge chi osserva a interrogarsi sul significato più intimo della scena rappresentata.
“L’opera Riposo ci fa fa capire che Hammershøi è nemico di tutto ciò che è scontato, che è banale”.
Paolo Bolpagni

L’Artista e i Suoi Riferimenti
Hammershøi nasce a Copenaghen nel 1864 e mostra fin da giovane un talento straordinario per il disegno. Studia all’Accademia di Belle Arti e stringe amicizia con Carl Holsøe e Peter Ilsted, artisti noti per le loro raffigurazioni di interni. I viaggi in Europa influenzano la sua arte: visita Berlino, Dresda, Olanda e Belgio, rimanendo profondamente colpito dalla pittura fiamminga. Durante il viaggio di nozze a Parigi, trascorre lunghi periodi al Louvre, studiando i bassorilievi greci e stringendo contatti con figure di spicco del mondo artistico, come il mercante Paul Durand-Ruel e il critico Théodore Duret.
Nonostante il contatto con le avanguardie artistiche, Hammershøi mantiene un linguaggio pittorico unico e personale, lontano dal fervore della modernità. I suoi interni sembrano sospesi nel tempo, impregnati di un’atmosfera rarefatta e malinconica. L’appartamento in via Strandgade 30, dove vive con Ida tra il 1898 e il 1909, diventa il fulcro della sua produzione artistica. Proprio in quegli spazi Rainer Maria Rilke lo incontra nel 1904, rimanendo affascinato dal suo silenzio e dalla sua pittura meditativa.
La Mostra a Palazzo Roverella
Fino al 29 giugno 2025, Palazzo Roverella ospita “Hammershøi e i Pittori del Silenzio tra il Nord Europa e l’Italia”, una retrospettiva che raccoglie una ricca selezione di opere dell’artista danese. Oltre ai capolavori di Hammershøi, la mostra indaga il rapporto tra il pittore e l’Italia, mettendo in dialogo i suoi lavori con quelli di artisti scandinavi, francesi, belgi e olandesi che, come lui, hanno fatto del silenzio un elemento distintivo della loro poetica.
L’esposizione è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, con il sostegno di Intesa Sanpaolo.
La curatela è affidata a Paolo Bolpagni, storico dell’arte e grande conoscitore dell’opera di Hammershøi. Ed è proprio Bolpagni, ai microfoni di Radio Kappa, a condurci in un viaggio nel mondo silenzioso del pittore danese, a dialogo con la conduttrice Micol Andreasi.
